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Blade: giorni diversi
Data: 22/04/2022, Categorie: Etero Autore: Rebis, Fonte: RaccontiMilu
... che nessuno lo notasse. Ci disperdemmo nei vicoli di Madripoor. Madripoor… era un posto dove tutto poteva essere comprato, rubato o venduto. Vite umane incluse. L’odore dei bassifondi era di spezie misto a sudiciume, unito a quel tanfo di miseria. La consapevolezza che laggiù nessun giorno era regalato, nessuna vittoria sinonimo di garanzia. Era una lotta continua. E se era per questo che Melchor aveva scelto quel posto, probabilmente non avrebbe potuto trovare location migliore per creare il suo esercito. I volontari non sarebbero certamente mancati. E neppure i sacrifici… -Da dove iniziamo?-, chiese Flux. Non lo sapevo. Ma potevamo ancora contare su una cosa che non avevamo perso. Il mio cellulare. Chiamai Zhara. -Pronto. Siete a Mardipoor?-, chiese. -Sì. La tua socia ha voluto giocare su due tavoli.-, dissi io. Silenzio. Poi la voce dell’araba riprese. -Beh, suppongo che non sia più un problema.-. -Esattamente. Come ci muoviamo?-, chiesi io. -Cercate Wu. è il mio unico contatto a Madripoor. Gestisce un negozio di antiquariato cinese nella parte turistica della città.-, disse Zhara. -Ok.-, chiusi la chiamata. Flux mi guardò, in attesa. -Andiamo a cercare un cinese.-, dissi. Le spiegai strada facendo. La parte turistica di Madripoor offriva di tutto. Ma anche lì c’erano rischi. Se qualcuno avesse consultato una guida ufficiale, avrebbe scoperto che a dispetto dell’enorme pubblicità, Madripoor offriva anche emozioni da infarto non esattamente piacevoli. L’ultima ...
... guida che avevo consultato al riguardo sconsigliava caldamente di recarsi a Madripoor, piazzandola comodamente tra l’Afghanistan e la Somalia, il che era tutto dire. Comunque nella zona turistica perlomeno c’era la polizia che interveniva (se non era corrotta). -Eccolo.-, disse Flux. Un insegna in inglese diceva chiaro e netto: “Wu’s chinise arts”. Sospirai. I cinesi erano capaci di spuntare ovunque come funghi. Entrammo. I negozi di chincaglierie cinesi sono tutti uguali a tutte le latitudini. Porcellane tutte uguali, vasi Ming (repliche, poco ma sicuro), l’I-Ching (famoso libro oracolare cinese) in tutte le sue forme e dimensioni, pergamene buddiste, taoiste o confuciane della cui falsità si poteva tranquillamente star sicuri (questo grazie a quel simpaticone di Mao e ai suoi giovani e ignoranti seguaci che distrussero un’infinità di antichi testi e monumenti), marche di té da abbinare a servizi da té decisamente invecchiati ad arte. Ciondoli portafortuna con simboli così antichi che spesso neanche i proprietari riuscivano a spiegare convincentemente la loro storia e il loro significato. Libri sulla Cina di eminenti autori occidentali (così, per diversificare suppongo…). Statue di Bodhisattva e Arhat cinesi col pancione, persino qualche provocante posacenere con donna nuda scolpita (così, per variare sul tema). Il tutto ricoperto di un conveniente strato di polvere che desse un’idea di incuria e, immancabile, il proprietario (rigorosamente cinese) assiepato dietro una scrivania ...