Languida
Data: 20/04/2022,
Categorie:
Etero
Autore: inception, Fonte: EroticiRacconti
27 febbraio 2020
... e mentre l’acqua batte sulle spalle, sottraendo ogni residuo di schiuma, un lungo sospiro striscia dalle labbra.
Mi inarco appena, a contatto con il freddo della ceramica.
Resto così, immobile, a godere di quella languida carezza che, insistente, picchia al centro della schiena, lambendo per intero il mio corpo.
Mi voglio concedere solo qualche altro minuto, prima di lasciare spazio a te, attendendoti, non appena avrai finito, a letto.
Il vapore, intanto, ha invaso la stanza da bagno, e con sé l’aroma speziato del bagnoschiuma.
Con le dita scorro contro la parete fino a portarle oltre la nuca.
Chiedendomi che tu stia facendo nell’attesa, quando i soliti, indecenti, pensieri mi si materializzano in testa.
Ma, in sottofondo il vociare della tv accesa, anche se attutito dallo scrosciare dell’acqua, scagiona ogni dubbio. E immaginarti sdraiato sul letto, come ti ho lasciato, mi dona un brivido che quasi feroce risale lungo la colonna vertebrale.
L’ immagine del tuo corpo nudo mi distrae, e mi rivedo con le tue mani addosso.
Avvinghiati in un bacio che non lascia scampo.
Ansimo ancora una volta, buttando la testa all’indietro, e dando così opportunità all’acqua di battermi sulle labbra, senza smettere di pensare alle tue.
Così impertinenti, irresistibili.
Bollenti e morbide.
Sfioro le mie, in un riflesso incondizionato, con la punta delle dita, indugiando forse, qualche istante di troppo.
Un gesto dettato ...
... dall’inconscio, qualche secondo prima di chiudere il miscelatore e muovermi ad uscire da quella gabbia di vetro smerigliato.
«Ferma lì»
«Ferma lì, un cazzo. Mi vuoi far pigliar un infarto?».
Ti grido in faccia per lo spavento come un’oca selvatica, scoppiando in una risata isterica l’attimo dopo.
Di rimando sfoderi un sorriso malizioso, e l’espressione innocente che ti si dipinge in viso mi fa quasi vergognare.
«Ma sei pazzo?» continuo con un tono di voce stridulo.
Imponendomi di fronte a te per uscire da quello spazio angusto.
«Dove vuoi andare?» mi chiedi con tono vagamente sarcastico che tende ad risultarmi minatorio.
Aprendo le braccia per impedirmi di muovermi.
Paonazza in viso, il sorriso isterico ricompare sulle mie labbra.
Non stai giocando. Ora l’ho percepito.
L’espressione seria con la quale mi inchiodi al tuo volto, mi fa deglutire a fatica.
«Che vuoi fare?» domando cercando di usare un tono di voce seducente, questa volta.
Ben lontano dal mio essere. Ma, ho constatato esser intrigante, se usato al momento giusto, con te.
Raccogli la mia domanda con il tuo solito fare cinico.
«Un cazzo» rispondi quasi ridendo.
Ed è in questi momenti che più ti detesto, quando mi obblighi, per aver ciò che entrambi vogliamo, a fare il primo passo.
Ma questa volta non voglio dartela vinta.
«Un cazzo!» ripeto.
«Sì, è esattamente ciò che temevo».
Siamo nudi, uno di fronte all’altra, in uno spazio ristretto, e l’unica via d’uscita è ...