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Memorie di campagna. le prime esperienze di un ragazzino parte ii
Data: 15/04/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: deepmen, Fonte: Annunci69
... le ragasse”. “E l’hai bevuta tutta la sua sbora? E’ quello con i capelli rossi e le lentiggini?”. “Si è lui, se ti abitui è buona eh! Mi ha detto che quando provi con le ragasse è molto bello…più bello che fra maschi ma dice che loro è difficile convincerle allora una volta fuori da scuola mi ha chiesto se lo prendevo in bocca che è quasi bello come una figa ”. “Allora ok, la prossima volta ce lo succhiamo e beviamo tutto. Non l’hai mai preso dietro?”. “No, non sono finocchio!”. Da quel giorno ci siamo succhiati i nostri cazzetti tutti i giorni e bevuto un sacco di sborrate, col tempo siamo diventati anche bravi, pompini che duravano delle ore. C’era una regola fra noi due: ogni goccia di sborra andava mandata giù fino in fondo. Mi ricordo ancora il mio pisello infilato fra le sue labbra, le sue manine che mi tiravano il prepuzio, la sua lingua calda sulla cappella e i miei getti di sborra nella sua bocca, sui denti. Mi ricordo anche che era bello succhiare il suo cazzo che non era grosso ma gli schizzi di sborra mi riempivano la bocca e dovevo mandare giù tanta roba. Sborrava molto, il suo pisello era largo e non molto lungo aveva però due palle grosse sempre piene e un bel cespuglio riccio di peli biondi, gli unici peli che aveva in tutto il corpo. Mai goduto così tanto nemmeno con mia moglie e le altre ragazze che ho avuto. Poco dopo ho capito che Santo lo faceva con altri ragazzini del vicinato. Quando erano in tiro vedevi che si avvicinavano a ...
... casa con la patta dei pantaloncini gonfia, si aggiustavano le palle e guardavano verso le nostre finestre. Santo scendeva e andavano nei campi… Fin qui niente di strano per della gente semplice di campagna. Mio cugino più grande Gino, il fratellone di Santo, aveva un po’ di anni più di noi e aveva già la morosa. Non stava mai con noi ragazzini. Lavorava i campi con lo zio e passava il giorno sul trattore. Un tipo moro ben piantato, riccio con un po’ di pancetta. Sempre in pantaloncini e scarponi. Era abbronzato col segno bianco lasciato dalla canottiera, dai pantaloncini spuntava sempre un gran ciuffo di peli nero sotto l’ombelico. Gino andava sempre in giro con due suoi amici quando non era con la morosa. Bepi faceva l’imbianchino e aveva qualche anno di più, era sposato e aveva due bambini, Mario era un tipo serio e riservato, lavorava in un magazzino di ferramenta e aveva la stessa età di Gino. Andavano ogni tanto tutti e tre in città per scoparsi delle puttane dopo aver mangiato in trattoria. Una sera mio cuginetto Santo, che dormiva in un letto matrimoniale col fratello come usava in campagna, mi aveva confessato che suo fratello Gino si era arrabbiato con lui: “mi ha detto che era incassato con me perché gli facevo fare brutta figura… che tutti i ragassini andavano a dire in giro che io succhiavo il casso a tutti. - Arrangiati eh! - mi fa mio fratello - …dopo dicono che sei un finocchio eh! Che figura di merda… Poi dai…casso…l’hai succhiato anche al mio ...