1. Ritorno al noccioleto - parte 7


    Data: 01/01/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: LuogoCaldo, Fonte: Annunci69

    L’indomani mattina al noccioleto lo zio era solo.
    
    Alfonso non era ancora arrivato.
    
    Per tutta la notte avevo pensato a lui e all’impazienza del suo cazzo violento dentro al mio culo.
    
    “Ti amo Paolo”. Mi aveva sussurrato. Ed io, invece, non ero stato sincero.
    
    Avrei dovuto raccontargli la verità. Avrei dovuto dirgli che eravamo cugini e che, nonostante tutto, avremmo potuto trovare un modo per stare insieme.
    
    Dovevo parlargli quella mattina stessa.
    
    “Ciao.” Disse lo zio. Era a petto nudo e caricava i sacchi di nocciole sul camion. Non potei fare a meno di notare l’ampiezza delle spalle e la tonicità del suo corpo nonostante i cinquant’anni.
    
    Gli risposi mentre mi scrollavo di dosso lo zaino e lo buttavo in terra. “Ciao.”
    
    Il silenzio si tagliava a fette. Dallo sguardo cupo capii che dovevo essere io il primo a dire qualcosa.
    
    “Senti, riguardo a ieri sera … Mi dispiace, non so cosa mi sia preso. Non avrei dovuto.”
    
    Mi fissò torvo.
    
    “Ti stavi facendo inculare da mio figlio nel giardino di casa mia, Paolo. Secondo te è normale?” Sbottò. “No che non avresti dovuto. Ma che direbbero i tuoi …? Tuo padre morirebbe.” Mi incalzò lui.
    
    “Non sapevo che Alfonso fosse tuo figlio”. Provai a giustificarmi.
    
    “E lui non deve saperlo.” Il suo tono ora suonava minaccioso. “Mai e poi mai, per nessuna ragione”. Disse con un filo di voce. “Se si sapesse in giro la zia … Non voglio neppure immaginare cosa potrebbe fare. Promettimi che non gli dirai nulla … ...
    ... Promettilo!”
    
    Annuii, sapendo che non avrei potuto mantenere quella promessa.
    
    “A proposito Marzia s’è fatta sentire a casa vostra?” Notai che era sinceramente preoccupato.
    
    “Non credo … Cioè, non lo so. Ieri notte sono rientrato tardi e non ho parlato con nessuno”. Mi mantenni vago.
    
    “Questa storia mi sta facendo perdere la ragione.” Disse lui passandosi la mano sul volto.
    
    “Buongiorno don Gaetano.” Alfonso varcò il cancello del noccioleto.
    
    Era molto bello quella mattina.
    
    Indossava dei calzoni corti di lino e il pacco sembrava esplodere dentro il tessuto leggero.
    
    Camminava con le gambe leggermente allargate e i muscoli delle cosce s’ingrossavano ad ogni passo.
    
    Pensai che avrei potuto passare il resto della vita in mezzo a quelle cosce.
    
    Il suo imbarazzo era evidente. Guardava in terra ed evitava di incrociare lo sguardo di zio Gaetano.
    
    “Ciao Alfonso.” Gli rispose lui calmo. Notai che stava per aggiungere qualcosa ma poi si frenò. “Oggi tu e Paolo andrete in città. Servono nuovi sacchi e il materiale per caricare le nocciole sul trattore. Ne ho già venduta una buona quantità e devo consegnarle nel pomeriggio”.
    
    Rispondemmo che l’avremmo fatto e montammo in auto.
    
    Credevo che una gita di lavoro sarebbe stata l’occasione buona per discutere del nostro rapporto e dei sentimenti che avevamo incominciato a provare l’uno per l’altro e invece, quando fummo soli, Alfonso mi anticipò. “Senti Paolo.” Esordì. “Dovremmo parlare di quello che è successo ieri”.
    
    “Lo penso ...
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