1. Erano i tempi - 2


    Data: 25/12/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad, Fonte: Annunci69

    ... capricciosi… E poi, chi gli assicurava che non si era trattato di un sogno fallace? Tutti sappiamo che spesso, troppo spesso, trasferiamo nei sogni i nostri desideri più vivi e pretendiamo di considerarli veritieri e premonitori.
    
    Passavano i giorni, passavano le settimane, e Thalos era sempre più tormentato dall’aspettativa di quell’incontro sempre più vicino e nel contempo dal timore che fosse tutto un grosso inganno della sua mente.
    
    Finché giunse il momento di mettersi in cammino. Allora, con un supremo sforzo della volontà, cancellò ogni pensiero dalla mente e prese la strada. Il tempo era bello, la natura meravigliosa; il sole inondava di luce gli alberi vestiti di un verde ancora tenero, i prati erano rossi di papaveri, che sembravano ridere impazziti, ad ogni folata di vento, le siepi fiorite di rovi e biancospini profumavano l’aria e contribuivano ad attenuare la fatica del cammino.
    
    Thalos procedeva con passo spedito, ansioso di arrivare, ansioso di mettere fine al suo tormentoso orgasmo. Giunse nel punto in cui lo squarcio nella siepe gli aveva permesso, l’anno precedente, di scendere a fiume: il varco si era ristretto, ma permetteva ancora il passaggio; così Thalos scese nuovamente al fiume.
    
    Il luogo era deserto. Non che si fosse aspettato di trovare Akos lì ad aspettarlo, ma non poté reprimere un senso di delusione, che sembrò rafforzare il suo crescente scetticismo. Che strano: adesso che era lì, non ci credeva quasi più.
    
    Si rinfrescò nelle ...
    ... acque limpide del fiume, si denudò e si distese al sole. Ma continuava a guardarsi attorno, a volgere lo sguardo verso lo squarcio della siepe, aspettandosi, da un momento all’altro di vederlo spuntare, sperando ad ogni occhiata che comparisse…
    
    La solitudine del luogo alla fine lo sopraffece: ebbe l’impulso di scappare via, di correre a nascondersi da qualche parte, a nascondersi da se stesso, dalla speranza che lo aveva alimentato e illuso per un anno, dalla follia nella quale era vissuto. Ma dove? Dove poteva nascondersi, che lui stesso non si ritrovasse e con lui la vergogna di essere stato così credulone?
    
    Era troppo stanco per riprendere il cammino verso casa, così decise di passare la notte nella capanna di pastori, se era ancora lì. Si avviò e riuscì a ritrovarla, ancora più nascosta nel macchione di arbusti: segno che nessuno la usava più da tempo. Si fece strada fra i rovi, scostò la fascina che bloccava l’ingresso ed entrò. E fu allora che lo vide: Akos dormiva sul giaciglio di foglie secche. Nel sonno la corta tunica si era scomposta e ora il giovane giaceva discinto, con il sesso semiduro in bella mostra.
    
    Thalos ebbe un tuffo al cuore e si vergognò dei suoi dubbi, gli sembrava di avergli fatto un torto. Si rammaricò di aver indugiato tutto quel tempo sulla riva del fiume e si sentì morire d’angoscia al pensiero che Akos nel frattempo lo stava aspettando.
    
    Con la testa che gli pulsava, Thalos mosse qualche passo in silenzio, per non svegliarlo. Ammirò il ...