1. L'ingenuo vesim e lo splendido ritorno al passato


    Data: 01/11/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: Thefab, Fonte: Annunci69

    ... Nonostante la presenza dei dirigenti e dell’allenatore, riusciamo a bere molto più del consentito. Davide sembra piuttosto ubriaco e usciamo fuori. Mi chiede se io abbia voglia di farmi una canna con lui. Non fumo, lo odio, non mi piace ma è un’occasione per stare da solo con lui. Accetto, aspettiamo che finisca la serata e ci allontaniamo con la bici. Siamo soltanto noi due e io sono molto eccitato.
    
    Andiamo in spiaggia e ci stendiamo su un lettino, siamo vicini, uno accanto all’altro. Davide prepara la canna, poi iniziamo a fumare. Lui indossa una felpa, poiché la temperatura è un po' scesa, e ha il cappuccio tirato su mentre sotto porta un paio di pantaloncini corti. E’ strafatto ed è mezzo addormentato. Decido di provarci. Poggio una mano sulla sua coscia e inizio ad accarezza.
    
    Non c’è alcun segnale negativo, prendo fiducia e continuo. Lentamente salgo, poggio le dita sul pacco e inizio a muovere.
    
    “Che stai facendo” mi domanda con voce flebile ma non ha un tono aggressivo e quindi gli dico di lasciarmi fare e proseguo. Sento lo spessore del suo cazzone attraverso il tessuto dei jeans. Arrivo al bottone, lo slaccio.
    
    “Fermati” mi sussurra. Ma anche in questo caso non gli do retta, la scambio per una frase di circostanza detta senza convinzione.
    
    Abbasso la cerniera, inizio a stimolarglielo da fuori le mutande. Non è arrapato ma sento che è barzotto. Metto la mano sull’elastico delle mutande, lo scosto e faccio uscire il cazzo.
    
    Glielo impugno. E’ ...
    ... finalmente mio. Lo accarezzo, poi lo inizio a segare e qui lui impazzisce. Si alza in piedi, mi butta dal lettino. Appena mi alzo mi picchia, mi riempie di botte e io rimango inerme a farmi colpire. Mi prende a pugni, a calci. Mi rannicchio per paura e attendo, tremante, che la sua ira finisca. Nel mentre mi picchia, non fa che insultarmi. Per lui sono un frocio di merda e mi avverte che non devo mai più azzardarmi a toccarlo.
    
    Torno a casa dolorante, ho i segni della sua aggressione sul volto e sono costretto a inventare una storia sia con i miei che con la squadra il giorno seguente.
    
    Quando arrivo all’allenamento ho una paura fottuta. Temo gli occhi degli altri su di me. Mi hanno visto andare via con Davide e, calcolando che lui potrebbe trattarmi male durante l’allenamento, potrebbero quindi collegare l’accaduto. Per fortuna, Davide mi tratta normalmente. Soltanto un momento, appena siamo soli, si avvicina e mi dice all’orecchio di non provare mai più a toccarlo perché la prossima volta, oltre a picchiarmi di nuovo mi sputtanerà con tutti.
    
    Una parte di me è sollevata, l’altra è ferita per l’enorme delusione. Vi rivelo solo che Davide, in futuro, mi picchierà un’altra volta. Capiterà un anno dopo, quando, pensando che ormai la cosa fosse risolta, lo abbraccerò in segno di amicizia e lui mi colpirà con un pugno. Ma questa è una storia che non riguarda l’attuale racconto.
    
    Trascorre qualche altro giorno, vado al campo per fare allenamento e la società ci chiama nello ...
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