1. Quando angela pohel viveva sulla terra - parte 3


    Data: 25/01/2018, Categorie: Etero Autore: sexitraumer, Fonte: Annunci69

    Joe azionò i razzi e la navetta iniziò ad abbassarsi progressivamente di piatto con un angolo di circa un grado sotto l’orizzonte misurato di prua… dapprima l’ovetto alato iniziò a tremolare vigorosamente con rumori che un profano avrebbe trovato angoscianti, mentre loro due da professionisti sapevano di poterli ignorare…la navetta era stata investita dall’atmosfera esterna e nel giro di dieci secondi aumentando la sua velocità di tuffo si sarebbe surriscaldata sotto il ventre; dai finestrini era tutto un buio bianco inframmezzato da arancioni lingue di fiamme verticali dovute all’attrito: un vero temporale di fiamme che venivano tenute a bada da uno scudo di ceramica isolante più o meno leggero ed elastico che smaltiva il calore verso la periferia del profilo alare, della prua e della zona motore dietro. Lo scintillìo delle fiamme divenne apparentemente incontrollabile proporzionalmente alle vibrazioni sempre più rumorose, e le scosse meccaniche sempre più ampie, dato che la nave incontrava di pancia strati di atmosfera via via più densi…dai finestrini non si poteva vedere nulla, tranne fuoco molto, ma molto vicino… intanto la faccia di Joe ricevette da sopra qualcosa di simile allo sputo: altro non erano che le gocce del residuo della loro attività sessuale che cadevano verso il basso adesso che il mini orbiter era tornato sotto la piena sovranità della gravità terrestre, non più contrastata dall’effetto caduta libera dell’orbitare; neanche il tempo di ridere che ...
    ... …
    
    -“WHOOOOOOSHHHHHHHHHH….shhhhhhhh…frrrrrrr…”
    
    -“…”
    
    …le fiamme erano terminate dato che l’atmosfera oltre che più densa era anche più fredda…la parte più angosciante era terminata: ora si trattava solo di trasformare la quota in velocità di planata per spostarsi a undici volte la velocità del suono sopra l’Oceano Pacifico meridionale alla quota di cinquantamila metri. Joe sdrammatizzando disse:
    
    “Ecco cos’avevamo dimenticato! Accidenti! Dammi il vettore…”
    
    “…aspetta…ecco prua per 110, dovremmo attraversare l’equatore adesso…”
    
    “Speriamo che i comandi rispondano…che ne dici del nostro mach 11.3?”
    
    “Propongo di rallentare…che ne dici di un alfa di 2 gradi?”
    
    “…tranquilla, l’atmosfera è ancora rarefatta, della compressibilità dobbiamo preoccuparcene a tredicimila metri…siamo ancora a quarantottomila…piuttosto non ci staranno aspettando.”
    
    “Finché siamo così veloci crederanno a un bombardamento in ipersonico…”
    
    “No, ho acceso il trasponder…comunque nella zona d’identificazione aerea arriveremo solo tra dodici minuti…ehi guarda l’Africa comincia a vedersi bene…quarantunomila…”
    
    “…a trentottomila un alfa di tre gradi per otto secondi; va bene?”
    
    “…va bene…sempre che questa carretta regga…mach 9 e 98…l’aria comincia ad addensarsi…”
    
    A trentottomila metri i due piloti inclinarono la navetta di tre gradi affinché la maggior resistenza aerodinamica indotta dal volume totale della nave la rallentasse man mano che veniva investita dall’aria…dieci secondi dopo la ...
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