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Autostop
Data: 27/09/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: beast, Fonte: EroticiRacconti
... riportava a casa, cominciai a pensarci. Era una sensazione stranissima, pensavo a quella carezza e mi venivano le farfalle nello stomaco. Cercai di non pensarci più, vergognandomi anche un po’. Ma era impossibile non pensarci e anche alla sera, nel mio letto non facevo che rivivere quel veloce momento. Per ben dieci giorni non mi ricapitò più di incontrarlo, e mi ero quasi scordato della cosa, ma la settimana successiva, con una frenata quasi da film americano, la sua macchina si fermò sul ciglio della strada per farmi salire. Cercai di comportarmi come al solito ma avevo il cuore che batteva a mille. Lui mi accolse come sempre, con uno dei suoi sorrisi e si scusò per non essere più passato, ma disse che era stato in Polonia per la Fiat e che gli era dispiaciuto non potermi portare a scuola, e che sarebbe dovuto andare via di nuovo la settimana successiva. “Anche a me era dispiaciuto”, riuscii a sussurrare con un filo di voce, lui si girò a guardarmi negli occhi, io distolsi subito lo sguardo, sperando che non si accorgesse che ero diventato rosso come un peperone. Lui mi mise una mano su una coscia, dandomi una rapida strizzata, una cosa amichevole, come per dire, tutto ok, ma io mi sentii avvampare ancora di più. Per la prima volta facemmo la strada verso Torino in assoluto silenzio, ognuno perso nei propri pensieri. Solo prima di farmi scendere mi chiese quanti anni avessi. Gli risposi, quasi balbettando che ne avrei compiuti 18 all’inizio ...
... del mese successivo. Lui mi guardò intensamente e mi salutò augurandomi una buona giornata. Fui stranito tutto il giorno, mi parlavano ma era come se fossi su un altro pianeta. Non lo rividi di nuovo per due settimane, mi sembrava che il tempo non passasse mai, quando finalmente vidi da lontano la sua Citroen che scendeva verso valle. Era il giorno del mio compleanno, ma la mia contentezza svanì quasi subito quando un’altra macchina che stava scendendo davanti a lui si fermò per caricarmi. Non feci a tempo a declinare l’invito della madama che si era fermata, che lo vidi superarci mentre mi lanciava uno sguardo che mi sembrava veramente scocciato. Scesi verso Torino cercando di mascherare il cattivo umore che mi aveva pervaso, e che anche in classe, nonostante le feste che mi fecero i miei compagni, non mi abbandonò. Ma all’uscita da scuola una sorpresa incredibile mi attendeva, lui era lì, appoggiato alla sua macchina, proprio davanti al portone. Nessuno ci fece caso, poteva tranquillamente essere mio padre venuto a prendermi per il mio compleanno. Saltai in macchina felice come non mai. Mentre percorrevamo la salita verso casa mi disse che non poteva non darmi un passaggio proprio oggi, anche perché nel suo viaggio di lavoro in Brasile mi aveva comprato un regalo. "È lì dietro sul sedile" mi disse, non ci avevo fatto caso, ma in effetti di fianco alla mia sacca c’era un pacchetto. Lo apri agitatissimo, quasi mi tremavano le mani, e dentro ...