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Autostop
Data: 27/09/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: beast, Fonte: EroticiRacconti
I miei genitori ed io abitavamo in una casa sulla collina di Torino. Alla fine degli anni ‘70, quando facevo il liceo, spesso mi capitava di non aver voglia di prendere il bus di linea per scendere in città e andare al liceo, così facevo l’autostop. Erano altri tempi, quasi sicuramente adesso non permetterei a mio figlio di fare la stessa cosa, ma allora non sembrava pericoloso e comunque i miei genitori non ci facevano caso. A volte era fastidioso, soprattutto quando si fermavano macchine che mi portavano fuori zona, ma ormai la gente che scendeva tutte le mattine verso la città mi conosceva, e spesso erano le stesse persone che mi avevano già raccolto in altre occasioni che si fermavano per offrirmi un passaggio. Tutto sommato era una cosa simpatica, si chiacchierava del più e del meno, e con alcuni passare quel quarto d’ora era particolarmente piacevole, del resto mi ero sempre trovato più a mio agio con gli adulti che con i miei coetanei. C’era un tipo, tra i tanti, che mi caricava sulla sua Citroen DS, due o tre volte alla settimana, mi piaceva particolarmente chiacchierare con lui, anche se non lo avevo mai considerato attraente fisicamente, anzi non ci avevo mai nemmeno pensato, visto che non ero mai stai attratto dagli uomini. Avrà avuto più o meno l’età di mio padre, un bel tipo, di quelli sicuri di sé, capello corto, appena spruzzato di grigio sulle tempie, mascella quadrata, un bel sorriso. Era un dirigente della Fiat ed era sempre in giacca ...
... e cravatta, mi apriva la portiera, io gettavo sui sedili posteriori la mia sacca, mi accomodavo sul sedile passeggero e mi godevo la strada fino a Via Po, dove mi lasciava con grande anticipo rispetto allora di entrare in classe. Aveva un figlio, più grande di me che andava all’università, però non abitava con lui ma con la madre, visto che erano separati da anni. Spesso simpaticamente si informava sulle mie avventure con le ragazze. Io purtroppo non avevo molto da raccontare. Ammetto che ero un po’ indietro rispetto ai miei coetanei, avevo avuto due o tre storielle con delle compagne di liceo, ma non eravamo andati oltre alla classica limonata. Una mezza impacciata palpatina, una veloce e timida toccata dei seni al massimo, ma niente di più. In effetti da quel punto di vista ero proprio imbranato. Non che le ragazze non mi piacessero, ma non sapevo proprio come approcciarmi, e devo dire che a pensarci bene, quasi tutti i miei compagni erano messi più o meno come me. Il tipo sembrava divertirsi a sentirmi raccontare delle mie disavventure. Una mattina, eravamo praticamente arrivati al punto in cui mi lasciava di solito, io avevo appena finito di raccontargli di una tipa che non mi cagava nemmeno di striscio, e lui, forse intenerito dal mio insuccesso, mi fece una carezza sulla guancia mentre stavo per scendere dalla macchina. Al momento la cosa non mi colpii affatto, non ci feci quasi nemmeno caso, ma poi a scuola e più tardi, sul pullman che mi ...