1. 006 i vespri e le oscenitÀ' della sborra


    Data: 11/08/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: CUMCONTROL, Fonte: Annunci69

    ... testicoli e la sua minchia smunta. Amava che nel mentre fosse baciato o vellicato di tette. Così che un gruppo nutrito di giovinetti stazionava presso quel corpo inerte, passando ora in basso, ora in alto, come fanno le mosche eccitate sul loro prelibato cumulo di merda.
    
    Come tutti gli allievi, ogni sera venivo anch'io pesantemente scopato dai più prestanti docenti. Questi signori preferivano di gran lunga le mie natiche virili alle natiche dei femminielli. Molti di loro insomma bramavano di fottere quel giovane così forte e prestante, e lo fecero approfittando del clima di svaccata distensione dopo cena in refettorio. Talvolta mi strappavano via da un cazzo sul quale mio malgrado stavo operando i miei favori orali, per essere trascinato in un angolo più distante del refettorio ed essere scopato senza troppe interferenze. Avvolte erano in sei, avvolte sette, avvolte anche di più.
    
    Molti potrebbero certo invidiare quella mia posizione di rilievo in qualità di virile cagna del branco tra maschi bramosi. Chi non lo vorrebbe. Eppure io a quel tempo non potevo neppure immaginare di essere così sfrenatamente fottuto per ore senza un attimo di pace. Ricordo che talvolta tale era la foga con cui questi miei tutori si avvicendavano alle mie natiche che pregavo loro attimi di riposo poiché la contrazione dei miei sfinteri esausti cominciavano a procurarmi forti fitte addominali.
    
    Naturalmente ogni mia preghiera restava inascoltata e così dovetti pregare perché questi si ...
    ... sbrigassero ma i dolori si facevano ogni sera più lancinanti e mi procurai delle abrasioni rettali che dovetti impiegare nove settimane per guarire.
    
    Questa gentaglia verso le nostre sofferenze non provava alcun tipo di pietas cristiana. Ricordo che mi industriai a rubare del burro in cucina da cospargermi nel retto prima dei vespri, così da lenire ogni mia sofferenza durante quegli accanimenti.
    
    Quando appoggiato al bordo di una sedia restavo piegato a guardare il pavimento o a pregare ad occhi chiusi col fiato strozzato, di tanto in tanto alzavo lo sguardo, e nell'orgia impazzita udivo le urla di poveri disgraziati che in quegli attimi perdevano la verginità rettale. Qualcuno veniva trascinato via nelle stanze di qualche tutore per essere fottuto in santa pace e persino il direttore soleva portarsi per mano due o tre dei giovinetti per sollazzarsi in privato per tutta la notte.
    
    Una notte, erano le quattro del mattino, e la sala era quasi ormai deserta. Ovunque v’erano abiti buttati per terra intrisi di sperma, e piscio, ed altri liquami terribili secreti per piacere o per disgusto. Dalle stanze di sopra udivo gemere e gridare.
    
    Io giacevo stanco e restavo ancora piegato alla mia sedia e per ore ormai sul mio povero retto si infieriva nell'incessante avvicendarsi di tutori togati, forse drogati, dalla minchia sempre turgida, e violenta. Era un incubo.
    
    Battevano, battevano, battevano. Due mani mi afferravano i fianchi e mi schiantavano le natiche al ventre del fortunato ...
«1...3456»