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Il toro della palestra, un uomo che non chiede
Data: 21/05/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: giustinos, Fonte: Annunci69
Come vi avevo precedentemente raccontato, il mio istruttore in palestra mi aveva riservato un trattamento particolarmente duro e aveva avuto modo di darmi prova di tutta la sua mascolinità e il suo disprezzo. Dopo quella volta, è stato difficile tornare in palestra, mi sono sforzato parecchio per non apparire cambiato, ma l’ordine di un maschio, un vero maschio come lui non poteva essere disatteso. Anche se all’inizio cercavo di evitare l’orario di fine del suo lavoro, per non incrociarlo negli spogliatoi, fu lui, in maniera brutale a farmi capire che da quel momento gli appartenevo. Una proprietà che non cambió nulla nella mia vita finchè non ruppe con la sua fidanzata e una sera mi arrivó questo messaggio “Puttana, devo sborrare, domani alle 18 fatti trovare fuori dalla palestra, intesi?” Risposi affermativamente, non potevo sottrarmi ai miei doveri, nemmeno volevo per dirla tutta. Fu così che il giorno dopo alle 18 in punto ero li, fuori dalla palestra ad aspettarlo, in piedi, seduto contro il cofano della mia auto. Lui arrivó con 10 minuti di ritardo, con il suo borsone in spalla. “Seguimi!” “Ok” Niente di più, nemmeno un ciao. Arriviamo alla sua macchina e saliamo, io sul posto del passeggero, lui quello di guida. Per tutto il tragitto, un buon quarto d’ora, non mi rivolse parola e io stetti zitto, inquietato e eccitato da un uomo così rude. Stavamo percorrendo stradine di campagna. Stavo iniziando a temere che mi volesse ...
... accoppare e gettare in un fosso, quando arriviamo ad un cascinale in mezzo al nulla. “Questa è casa mia, ricordati la strada, io non sono il tuo autista!” Afferma scendendo dall’auto. Lo seguo, senza fiatare, dentro casa. È una casa che forse ha ereditato dai nonni, al pian terreno un grande salone, lastricato in cotto, ogni mobile è decrepito e racconta una storia vecchia di almeno 50 anni. Mi arriva una sberla. “Come mai non sei nudo? In casa mia devi stare nudo come un verme, pronto ad essere usato” Mentre mi tengo la guancia che lui mi ha colpito, un male pazzesco, inizio a togliermi le scarpe, poi i pantaloni e la maglietta. Infine mi abbasso le mutande davanti a lui che mi stava guardando attento ad ogni movimento. Non mi dice nulla, va in cucina e torna con una birra in mano. Si mette in poltrona davanti al caminetto. Io sono li in piedi ancora all’ingresso del salone, nudo. “Scattare!” Dice muovendo una mano per invitarmi ad avvicinarmi. Mi avvicino ed istintivamente mi metto a quattro zampe davanti a lui. “Finalmente ne fai una giusta!” Capisco che quello è il mio posto, ora mi sento più a mio agio. Prendo uno dei suoi piedi e sfilo una scarpa. Lui alza il piede con il suo calzino di spugna tutto sudato, non dev’essersi cambiato a fine lavoro e me lo preme contro il viso, con parecchia violenza “Chi sono io?” “Il mio... pa..drone!” “Bravo frocetto! Annusati un po’ di odore di maschio!” Respirai a piedi polmoni ...