1. Andrea e pietro


    Data: 10/05/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: corsaro200, Fonte: Annunci69

    ... per farmi lo stesso omaggio e, proprio in quel momento, feci un’abbondate pisciatina. Pietro con la bocca aperta alzò la faccia che gocciolava e mamma, che nel frattempo era ritornata, si mise a ridere e gliela asciugò con un lembo del telo. Anche lui superato lo stupore si mise a ridere.
    
    Crescevo in simbiosi con lui che si occupava solo di me. Mamma poteva anche allontanarsi per fare le tante cose che la impegnavano dalla mattina alla sera, lui no. Se non lo avevo a vista cominciavo a piangere. Quando smisi di essere un batuffolo di carne che non faceva altro che dimenarsi o tutto al più col suo aiuto scavallare, mamma ci trasferì dal divano, da cui si poteva anche cadere, al tappeto. Non potete immaginare quante pagliacciate riusciva a inventarsi un bambino di soli diciotto mesi più di me, per intrattenermi. Fu lui a farmi capire come strusciando sul culo ci si poteva muovere, fare caro-caro, ciao con la mano aperta e stretta a pugno. Camminare carponi quando ancora non ero capace di farlo in piedi.
    
    Quando ho cominciato a camminare sono passato dalla culla al lettino nella stessa stanza di Pietro. La sera ognuno si addormentava nel suo letto ma spesso al mattino ci trovavano a dormire insieme in quello di Pietro. Infatti se per qualche ragione mi svegliavo durante la notte, lasciavo il mio letto e mi infilavo nel suo. Con le mie sole capacità l’operazione inizialmente non riuscivo a compierla, Pietro mi aiutava, poi fu messo uno sgabello per renderla più ...
    ... facile.
    
    Normalmente un bambino che cerca protezione o coccole o che non vuole dormire da solo, si rifugia nel letto dei genitori, io no, cercavo Pietro e lui mi aspettava perché gli mancavo.
    
    Una mattina di inizio autunno lo vidi in preda a un’agitazione che non capii. Prima di uscire di casa preso per mano da nostro padre, mi aveva parlato con un tono assicurativo ed euforico, almeno posso confermare che queste furono le mie sensazioni, perché le sue parole ancora non potevo capirle.
    
    Era il suo primo giorno di scuola, aveva compiuto tre anni e io ne avevo solo la metà. Quel giorno mia mamma non riuscì a fare niente, non le davo tregua, o mi teneva in braccio o piangevo. Mi feci venire addirittura la febbre con seria preoccupazione da parte sua che chiamò al telefono la sua cara amica, la nostra pediatra.
    
    - Scusami Anna se ti disturbo.
    
    - Ma ti pare Vittoria.
    
    - Andrea non mi da pace. È da stamattina che non posso lasciarlo per un istante. O mi sta in braccio stringendomi come non ha mai fatto o, se lo lascio un attimo fosse anche per il tempo di andare in bagno, piange come un disperato, con le lacrime e i singhiozzi. Lo sento anche caldo. Mi sa che ha la febbre. Gli ho messo il termometro.
    
    - E quanto segna.
    
    - Ora guardo.
    
    Segna trentasette e due. Che posso fare?
    
    - Dai Vittoria, non preoccuparti. Sarà solo un capriccio con un forte stato emotivo che ha causato anche una leggera alterazione della temperatura.
    
    E Pietro che fa?
    
    - Pietro non c’è.
    
    - Come non ...