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Vicenda aggrovigliata
Data: 12/02/2022, Categorie: Etero Autore: Idraulico1999, Fonte: RaccontiMilu
... cercando unendoli con la pressione delle dita, facendo schiarire la sua pelle al loro passaggio, per scrivere come i bambini fanno sulla sabbia il mio nome. L’anello d’oro alle labbra del suo sesso era lucido e spiccava sul candore della sua pelle così chiara, lì, dove mai dal suo arrivo in città almeno, era stata baciata da alcun sole. Mi scivolò vicina, i piedi nudi nell’acqua che avevo sparso dappertutto e traboccante al suolo, l’anello era vicino alle mie labbra, lei in piedi e io seduto. Avevo liberato il capo dalle mani e rialzato il viso, lei allora sporse il pube, inarcò la schiena ed espose il ricciolo d’oro, l’unico ricciolo d’un pube rasato con grande cura, alla mie labbra e al loro bacio. Io affondai il viso lì, inebriando le narici del suo odore, morsi l’anello e lo tirai tra i denti, cercai di penetrarne l’asola con la punta della lingua, accorgendomi che nel farlo lei si bagnava tra le labbra e un rantolo le usciva dalla gola. In quell’occasione succhiai l’anello cercando di trascinarmelo fino in fondo alla gola, il labbro del suo sesso si tese, seguì la forza della mia suzione, mi scivolò docile tra le labbra e i denti, io lo strinsi e lei spinse il pube. Io m’ubriacai così della sua fica, del suo anello, del suo sapore e del suo intimo odore, persi la conoscenza di dove finisse il piccolo anello d’oro e dove cominciasse la sua carne, perché labbra, denti e lingua si profusero in mille capriole. Poi allargò le gambe, scostò le cosce e appena si liberò ...
... dal giogo della mia bocca, si mise a cavallo delle mie cosce sedendosi su di me, facendomi scomparire con una carezza caldissima, stretta e umida nel suo ventre, fimo a posare le sue cosce fresche e nervose a cavallo delle mie di fronte. Lei salì e scese sui muscoli dei polpacci fino a farmi godere, poi attese che io l’allontanassi da me dopo aver avuto da lei il mio piacere. Lei non dimostrò però stupore né d’altro canto gratitudine alcuna, quando invece di rimandarla alle sue stanze, io ancora dentro di lei perdendo di tensione e raccogliendo sul mio pube il perdersi caldo del mio stesso seme, che cominciava a scendere e a colare, perché a quel punto la strinsi a me. Lei aderì al mio corpo, ne imitò il ritmo del respiro adeguandosi ad alternarsi al prendere vigore svuotandosi, dopo si lasciò stringere facendo altrettanto, mi leccò gli occhi e come un felino rimosse con la lingua dai miei occhi quelle lacrime di rabbia che non erano riuscite prima a balzare fuori. Esattamente quelle, che lei aveva trasformato in piccole gocce salate e calde di piacere, libere di lavarmi come nessun’acqua di giara o di bacinella mai e poi mai avrebbero potuto fare, finalmente davvero cuore e viso. Dopo si lasciò baciare sulle labbra, cosa che io non ero abituato né impratichito a fare. Io ero realmente scosso, spronato e tangibilmente stimolato, perfino sensibilmente meravigliato e turbato, probabilmente anche un po’ confuso e smarrito per ciò che stavo vivendo e nel frattempo provando, ...