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Un divano per due (edm.12)
Data: 09/04/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: Fab80, Fonte: Annunci69
Un divano per due (EdM.12) (prosegue dalla puntata 11 – “Area di sosta”) “You’ve been waiting in the sun too long But if you sing, sing, sing For the love you bring won’t mean a thing Unless you sing, sing, sing, sing” (Travis, “Sing” – 2001) Fortunatamente il traffico è ancora scarso nel primo pomeriggio: la guida di Eugène è pulita e veloce, così, poco dopo le 16.00, siamo già alle porte della città. Percorso un lungo rettilineo ed attraversato il fiume, arriviamo nella piazza in cui la mia indomita mamma ha preso in affitto un piccolo appartamento per il suo figlioletto. È una zona decisamente periferica e, specie in tarda ora, non è certo frequentata dalla migliore aristocrazia: tuttavia la forma ellittica della piazza, con al centro uno spazio di alberi ad alto fusto e, su un lato, alcuni vecchi caseggiati (tra cui il mio) disposti in modo semicircolare, a me piace parecchio! Con i suoi rumori caotici, il suo andirivieni continuo di persone dalle provenienze geografiche più disparate, esercita su di me, ventunenne insofferente alla borghese monotonia del lago, un forte fascino. C’è, per giunta, un grande vantaggio: il condominio a tre piani dove abito affaccia da un lato sulla piazza e dall’altra su un ampio parco periferico che, verdissimo, è posto alla confluenza di due fiumi. Affacciato sul balconcino alla francese della zona notte mansardata, vedo i prati e i radi alberi spelacchiati sfumare nelle acque limacciose del grande fiume: sorge ...
... così, quasi spontanea, la piacevole sensazione di abitare in campagna pur trovandosi a pochi chilometri dal cuore pulsante del capoluogo. Altra cosa che apprezzo moltissimo è, infine, prendere il vecchio tram verde, il cui capolinea si trova proprio vicino casa, e raggiungere il centro: quei viaggi rumorosi, in vetture surriscaldate d’estate e gelide in inverno, paradossalmente mi aiutano a pensare; al punto che, quando ho qualche problema (sia esso di studio o di altra natura) da risolvere, dopo aver vagliato razionalmente tutte le ipotesi, salgo a bordo e, osservando i compagni di viaggio nonché i palazzi sfilare lentamente dal finestrino, mi lascio cullare in cerca di ispirazione. Ispirazione che puntualmente arriva. Il viaggio in tram diventa poi eccezionalmente poetico nelle mattine d’inverno quando resto in piedi davanti guardando, affascinato, il monocolo del faro anteriore fendere la nebbia che sale dal fiume o, più raramente, i fiocchi di neve che cadono radi. Sto divagando perché in realtà sono preoccupato: devo cambiarmi e si tratta di far salire i ragazzi nella mia tana cittadina. Cosa potranno mai pensare loro, giovani rampolli della ricca (per non dire ricchissima) borghesia abituati agli agi di dimore come villa Baudet, alla vista di un modesto bilocale da studente arredato con mobili ikea? In realtà ho paura soprattutto del giudizio di Eugène temendo di risultare ai suoi occhi un povero (anche in senso materiale) sfigato. In realtà questo ...